L’ attenzione, un bene prezioso, per ritrovare il dono dell’esperienza

La parola esperienza è, ad oggi, un termine molto diffuso e utilizzato per designare qualunque situazione vissuta nel quotidiano da un individuo.

In ambito Marketing comprende la somma di tutte le interazioni avute con il brand. Il concetto principale è proprio questo: la customer experience si progetta, si disegna e le “esperienze” offerte al cliente vanno a costituire il fondamento della creazione di valore tra clienti e aziende.

Oggi in molteplici attività si parla di progettare un’esperienza per l’utente-cliente o di marketing “esperienziale”, ovvero la tendenza dei consumatori ad acquistare prodotti o servizi non tanto per le loro caratteristiche ma per le esperienze emozionali, sensoriali, relazionali e sociali legate all’atto di acquisto e di fruizione.

Per la filosofia, semplificando, un’esperienza è una prova personale che, in generale, trasforma l’individuo. “Fare un’esperienza, io ho sperimentato” porta in generale ad accumulare “esperienza”, infatti” io ho esperienza nel….”

Per la ricerca sul comportamento del consumatore, un’esperienza è soprattutto un vissuto personale – spesso caricato emozionalmente – fondato sull’interazione con stimoli che sono i beni o i servizi resi disponibili all’interno del sistema di consumo, questo vissuto può portare ad una trasformazione dell’individuo nel caso delle esperienze dette straordinarie (Arnould e Price 1993).

Negli ultimi vent’anni, nei dibattiti degli studiosi di marketing è cresciuta l’attenzione per gli aspetti esperienziali dell’acquisto e del consumo:

il principio di fondo è quello di aumentare l’interazione emotiva tra prodotti, servizi, ambiente, da un lato, e consumatore, dall’altro, rimuovendo ogni possibile barriera, come si mira a fare nei negozi.

Il tema è molto ampio, mi limiterò in questo post a parlare di attenzione, di eccesso di stimoli, di accelerazione, di tempo e delle “singolarità”, concetti che ho trovato espressi e spiegati in modo chiaro nel libro di Andrea Tagliapietra “Esperienza, Filosofia e storia di un’idea”.

Nell’era di internet, smartphone e google, dove la tecnologia affolla la vita quotidiana, l’esperienza corre il rischio che sia filtrata, mediata da dispositivi, può distrarci e allontanarci dal mondo.“Attenzione e diversi tipi di distrazione attraversano e plasmano l’esperienza di ciò che siamo oggi.

La distrazione funziona a volte come una sorta di scudo “antistimolo” che, amplificato dalla tecnologia, riduce, sospende e allenta la tensione dell’attenzione.

IL QUI E ORA 

Riprendendo la filosofia antica, da Plutarco a Diogene i filosofi richiamano l’attenzione al qui e ora, a ciò che è più vicino e che sentiamo sulla pelle come il fuoco del forno o il calore del sole: è un richiamo alla singolarità dell’esperienza, alla sua puntuale pienezza, “ovvero trascurare alcune cose per concentrarsi efficacemente su altre, pertanto l’esperienza è ciò a cui acconsento di prestare la mia attenzione”.

E’ quindi importante per vivere questa “esperienza”, vivere la singolarità del momento: oggi la soglia di attenzione è diminuita e l’uso massiccio di alcuni tipi di tecnologie insieme all’eccesso di stimoli così capillari e pervasivi provocano una continua distrazione.

Nell’ambiente pieno di stimoli, risposte e azioni, la variabile tempo è fondamentale: “percepire cose e farne esperienza significa infatti che abbiamo imparato ad attendere quello che di volta in volta si manifesterà ancora”.

Oggi l’attenzione è il bene più prezioso e ormai un “bene” conteso, come fonte di valorizzazione economica.

VIVIAMO IN UN TEMPO “ACCELERATO”

Il flusso continuo di utilizzo di tecnologie accresce il tempo di attenzione catturata “ma priva l’esperienza di qualsiasi possibilità di essere sedimentate e posseduta personalmente. Un utilizzo intensivo favorisce la riduzione della concentrazione su qualcosa e la frammentazione dell’attenzione in intermittenze sempre più brevi”.

La tecnologia è lo strumento con cui noi riusciamo ad andare sempre più in fretta: velocità e simultaneità convergono nel mito dell’istantaneità che rivela l’accelerazione del desiderio di uscire dal tempo”

Come afferma  Tagliapietra, tali esperienze sono rivelatrici del tempo dell’impazienza e  così, invece di fare esperienza nelle circostanze ordinarie della vita, si corre il rischio di vivere i “ comandi automatici” del sistema, incapaci di affrontare “esperienze”.

 “L’esperienza richiama quel coinvolgimento intimo di ciascuno nel rapporto con gli altri e con le cose contro una adesione superficiale di noi individui rispetto alle cose del mondo“.

L’esperienza è pertanto quel momento individuale in cui mi fermo, mi “sospendo”, con la capacità di sopportare la sospensione e l’automatico riflesso di farsi trasportare dagli innumerevoli stimoli e risposte, quindi di stare attenti, di temporeggiare, vivendo la singolarità del momento, consapevole di quel momento e dell’attenzione che merita.

“L’esperienza è dunque attenzione” e l’attenzione è determinante nell’essere presenti a ciò che accade di cui, proprio per questo, si può fare esperienza.

Esitazione, imparare ad attendere quello che di volta in volta si manifesterà ed esercizio consapevole di attenzione si contrappongono alla velocità e simultaneità che convergono nel mito dell’istantaneità e dell’accelerazione come desiderio di uscire dal tempo.

L’ESPERIENZA COME CONOSCENZA

Il momento unico, di attenzione, diventa fonte di conoscenza: “L’esperienza acquisisce un significato come un’occasione di conoscenza, vale a dire la sua possibilità, una prova un evento che ci mette alla prova, in una condizione passiva e poi reattiva”

E a proposito di questo, citando Aldous Huxley,

l’esperienza “non è ciò che accade a un uomo, è ciò che un uomo fa con quel che gli accade”. 

“L’esperienza è la scoperta infinitamente ricca nell’avventura della conoscenza”, del complesso delle relazioni che l’individuo sperimenta con il mondo reale: “facendo esperienza, si cala nel mondo di relazioni e queste ampliano il campo dell’attenzione e insieme la attraversano e la trasformano. Quando diciamo che abbiamo fatto una certa esperienza intendiamo dire che fino a ora non avevamo visto le cose correttamente e che ora sappiamo meglio come stanno”.

L’ESPERIENZA SI CONSOLIDA CON L’ARTE DELLA NARRAZIONE

La trasmissione personale dell’esperienza e la conservazione dell’evento avviene se la narrazione come esperienza lascia traccia, la singolarità accade, si decanta l’esperienza dell’evento tramite la pazienza (Benjamin).

La dimensione dell’evento e quindi dell’esperienza possono essere descritte mediante un sviluppo temporale che si articola secondo una trama: unire il principio e la fine significa dare un senso all’accadimento” e ciò si tiene insieme tramite il raccontarsi delle storie il fare esperienza da parte degli esseri umani del tempo di cui noi disponiamo.

L’arte della narrazione è la via mediante cui il tempo diventa l’artefice dell’esperienza e dell’avventura del senso delle nostre singolarità, dell’evento.

LA SINGOLARITA’ DELL’EVENTO: il momento in cui l’esperienza diventa scoperta.

Abbiamo visto come l’attenzione, la sospensione del momento è occasione per fonte di conoscenza, di relazione con il reale, e come la narrazione consente la strutturazione sociale dell’esperienza.

Nella storia dell’idea di esperienza, acquisisce un nuovo significato “come esperienza pura interazione continua tra l’ordine dei pensieri e quello delle cose, un fare connesso “trasformativo” di un ambiente in cui sono presente.

L’esperienza pura è il contatto che le sensazioni stabiliscono con la realtà. L’evento che origina la serie di esperienze differenziate che separeranno successivamente il che dal che cosa”

Non è un contrapporsi agli oggetti , ma un passaggio un flusso appunto , citando Dewey:

“l’esperienza comprende ciò che gli uomini fanno… ciò che ricercano, amano, credono, sopportano e anche il modo in cui gli uomini agiscono e subiscono l’azione esterna, i modi in cui operano e soffrono…”

“La vita è l’essere esposti delle singolarità e l’esperienza è, da ultimo, l’attenzione che la singolarità esige”. Che cosa vuol dire fare un’esperienza può capirlo soltanto colui che la fa, al di là di ogni mediazione.

Fonte: Esperienza di Andrea Tagliapietra

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